Dieta & Sport

Camminare migliora l'umore, aumenta l'energia nei Cancer Survivors.


Due studi, uno dall'Europa e uno dagli Stati Uniti, consigliano tutti coloro che hanno superato l'esperiena di un cancro di essere fisicamente attivi,  così da ridurre gli effetti negativi della chemioterapia e migliorare lo stato di salute connesso alla qualità della vita (HRQOL).

Il primo studio, condotto da Floortje Mols della Tilburg University in Olanda, ha scoperto che i superstiti del cancro del colon-retto che hanno fatto almeno 150 minuti a settimana di attività fisica, da moderata  a vigorosa  avevano un minor numero di sintomi della neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia (CIPN) nei successivi  2 - 11 anni dopo la diagnosi, rispetto a pazienti che avevano fatto meno esercizio fisico.

Nel secondo studio, condotto da Siobhan Phillips, presso la Northwestern University di Chicago, i sopravvissuti al cancro alla prostata che camminava per circa 3 ore a settimana ad una andatura moderata, avevano uno score ormonale e di vitalità funzionale migliore; lo stesso miglioramento è stato osservato in caso anche di soli 90 minuti di camminata settimanale, ma a un ritmo più vivace.

Gli studi sono stati pubblicati online il 16 aprile sul Journal of Cancer Survivorship: Research and Practice.

 

Fonte: Medscape Medical News Oncology

DIPENDENZA DA SPORT: segno di disordini alimentari?

Si chiama dipendenza da esercizio fisico e potrebbe nascondere la predisposizione a disordini del comportamento alimentare come bulimia e anoressia nervosa. Studio inglese ne rivela la diffusione e i sintomi.

Un nuovo aspetto del comportamento potrebbe rivelare la tendenza a presentare disordini del comportamento alimentare. La disfunzione, o mania, consisterebbe in una dipendenza dall’esercizio fisico, svolto oltre i livelli necessari in maniera compulsiva e ripetitiva.

Questa sintomatologia comportamentale si renderebbe manifesta prima dell’insorgenza del disordine alimentare vero e proprio, e sarebbe chiaramente riscontrabile in almeno la metá dei soggetti che successivamente sviluppano bulimia o anoressia nervosa.

Difficile da riconoscere e da categorizzare clinicamente.

La dipendenza da esercizio puó essere descritta come una necessitá compulsiva e ripetitiva di essere attivi fisicamente. Stima parlando di chi svolge esercizio fisico per una durata superiore a 3 ore al giorno per 5 o 6 volte alla settimana.

Tuttavia, questa situazione resta ancora piuttosto difficile da quantificare.
Quel che è certo, è che in questi individui la pratica dell’attivitá fisica non costituisce un’occasione di divertimento e piacere, ma si tramuta piuttosto in un rituale ossessivo difficile da abbandonare.

La condizione consiste effettivamente in una forma di dipendenza comportamentale e, considerando la sua natura compulsiva, presenterebbe numerosi tratti in comune con i tratti psicologici dei disordini alimentari.

Di questa condizione hanno recentemente discusso un gruppo di esperti durante l’International Congress of the Royal College of Psychiatrists (RCPsych) 2014 tenutosi presso il Barbican Center di Londra.

In particolare, uno studio attualmente in fase di svolgimento avrebbe fornito alcuni dati preliminari utili nella caratterizzazione della condizione.

L’analisi ha infatti riscontrato che i soggetti affetti da disordini del comportamento alimentare presentano con maggiore frequenza livelli piú elevati di pratica di attivitá fisica rivolta al controllo del peso, ma anche una minore soddisfazione nello svolgimento di tali attivitá e maggiore rigiditá nel loro svolgimento.

Non solo, un secondo studio randomizzato prossimo al suo termine della durata di 4 anni ha dimostrato l’efficacia di un intervento di tipo cognitivo-comportamentale conosciuto come Loughborough Eating Disorders Activity Therapy Program (LEAP) nell’attenuare i sintomi della dipendenza da esercizio fisico. Una buona notizia quindi, se si considera che l’eccessivo sport puó essere addirittura dannoso.

Di prioritaria importanza resterebbe la comprensione di quale meccanismo psicologico guidi il comportamento compulsivo e determini la difficoltà nel suo abbandono, proprio come avviene con una dipendenza da sostanze psicoattive.
Questa situazione crea indubbiamente un paradosso per il medico. Infatti, una dei messaggi universali nella comunicazione tra medico e paziente è proprio l’invito alla pratica dell’attivitá fisica.

Quel che é certo é che la presenza di questa condizione dovrebbe essere considerata come un campanello d’allarme per il rischio di sviluppo di disordini alimentari, oppure potrebbe rappresentare un componente di una sindrome alimentare giá instaurata.

Fonte: dal sito www.obesita.it

Goodwin H, Haycraft E, Meyer C. Sociocultural Risk Factors for Compulsive Exercise: A Prospective Study of Adolescents. Eur Eat Disord Rev. 2014 Jul 24.

 

 

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