LATTE E TUMORE AL SENO - Una dieta squilibrata è alla base di circa un terzo dei tumori. Inevitabile, dunque, che la comunità scientifica si ponesse alcune domande circa le possibili relazioni tra i consumi di latte e il tumore al seno, il più diffuso tra le donne. Le evidenze finora raccolte sono controverse. Già nel 2004 sull’American Journal of Clinical Nutrition si escludeva un potenziale cancerogeno dei prodotti a base di latte. Tre anni dopo, attraverso le colonne del Journal of the American Medical Association, è stato possibile riconoscere un moderato effetto protettivo giocato dal calcio e dalla vitamina D nelle donne di età superiore ai 45 anni (prossime alla menopausa). Al momento, dunque, appare molto improbabile che il consumo in dosi adeguate di latte e latticini possa condizionare la comparsa della malattia.

Prudenza è invece raccomandata con i derivati del latte ricchi in grassi alle donne già colpite da un tumore al seno. Uno studio pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute ha infatti evidenziato un rischio più alto di incorrere in una recidiva, tra le consumatrici più assidue. La causa andrebbe riconosciuta negli elevati livelli di estrogeni che si misurano nel grasso animale. «Il consumo dell’alimento ricco di ormoni accresce la penetranza dei geni Brca, oncosoppressori che risultano mutati nel carcinoma della mammella. Inoltre il latte aumenta i fattori di crescita nel sangue: diversi studi hanno dimostrato che l’IGF-1 risulta più alto nelle donne ammalate», sostiene Franco Berrino, epidemiologo e consulente scientifico dell’Istituto nazionale tumori di Milano.

PRUDENZA CON IL CALCIO - Eliminare latte e latticini dalla dieta non è necessario, se il consumo è moderato e non si è intolleranti al lattosio.

Le linee guida italiane, in accordo con quelle internazionali, consigliano un consumo di latte e yogurt nella popolazione adulta di 2-3 porzioni al giorno: pari a 250-375 ml (poco meno di due tazze).

A queste vanno aggiunte tre porzioni settimanali di formaggio: da 50 o 100 grammi, a seconda che sia stagionato o fresco. I prodotti scremati sono indicati per chi è abituato a eccedere o segue diete ipocaloriche.

È importante l’apporto di calcio, che però si ottiene non solo dal latte anche da fonti vegetali come i cavoli, le verdure a foglia verde, i semi di soia, il tofu, le noci e le mandorle, dalle sardine e dall’acqua.

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© NUTRITIOLAB di Giulia Stiaccini, Biologa Nutrizionista via volterrana 424/2 56033 Capannoli (PISA) Partita IVA: 02108770500